Le proposte di legge in Italia


Vi sarà certamente capitato, nel recente passato, d’aver osservato come oggetti, praticamente nuovi, si rompano con una certa facilità e come questo fatto accada immediatamente dopo lo scadere della garanzia.

Probabilmente questi guasti sono imputabili a quella che viene chiamata “obsolescenza programmata”.

L’obsolescenza programmata è il fenomeno in forza del quale un bene tecnologico – hardware o software – è deliberatamente progettato dal produttore per durare solo per un determinato periodo, al fine di imporre la sua sostituzione con un nuovo prodotto.

Se sommiamo all’improvviso e prematuro guasto, l’impossibilità di aggiustare il bene – per la difficoltà di trovare ricambi o per il loro eccessivo costo, oppure per mancanza di artigiani dediti alla riparazione – ci possiamo facilmente rendere conto come questo fenomeno comporti un vero e proprio danno economico al cittadino.

Per contrastare questa odiosa pratica sono state presentate due proposte di legge pressoché uguali.

Proviamo ad analizzarle.

La Proposta di Legge (in breve PdL) si pone alcuni importanti obiettivi: la tutela del consumatore da una pratica particolarmente deprecabile qual è appunto l’obsolescenza programmata; la creazione di posti di lavoro legati alla manutenzione e riparazione dei beni di consumo; permettere una reale e leale concorrenza di mercato; la riduzione della quantità di rifiuti prodotta.

Una proposta innovativa e sicuramente tra le più evolute a livello europeo, che va ad interessare tutti i beni di consumo funzionanti tramite energia elettrica. Con uno sguardo al mercato globale, in quanto ai fini della responsabilità nella legge si equipara l’importatore al produttore, e tenendo ben chiaro che l’applicazione della norma da parte del produttore non avrà costi a carico del consumatore.

Proviamo a scorrere i punti fondamentali della Proposta di Legge.

Definizione di obsolescenza programmata

Per poterla contrastare è fondamentale che la legislazione italiana chiarisca con precisione il concetto di “Obsolescenza programmata”. Nella PdL viene data la seguente definizione:

Per obsolescenza programmata s’intende:

  1. l’insieme delle tecniche con cui un produttore […] si avvale per ridurre la durata o l’uso potenziale di un prodotto immesso sul mercato, così da sostituirlo nell’arco di un breve periodo;

  2. La strategia di pianificazione industriale adottata dal produttore per indurre la sostituzione di un prodotto con un nuovo modello, dotato di migliorie di apparati o funzioni complementari ulteriori, immesso sul mercato in un momento successivo;

  3. L’insieme delle tecniche di cui il produttore si avvale, nella fasi di progettazione e di realizzazione di prodotto, per rendere di fatto impossibile la riparazione, la sostituzione o la ricarica delle sue parti componenti;

è chiaro come questa definizione sia coerente con gli scopi che si prefigge la proposta, in quanto non solo va a colpire il produttore che progetta un prodotto che si romperà, ma anche quello che ingiustificatamente tende a far sostituire il prodotto senza che ce ne sia una reale necessità.

Periodo di garanzia

In linea con quanto fatto in altri paesi la proposta prevede l’estensione del periodo di garanzia da 2 anni ad almeno 5 anni per i beni di consumo, con esclusione dei beni per i quali è insita una lunga aspettativa di vita (ad esempio: frigoriferi, lavatrici, forni ecc.), ai quali va applicata una garanzia fino a 10 anni

E’ ragionevole pensare, grazie ai frutti del progresso tecnologico di cui oggi disponiamo, che per la maggior parte dei beni l’affidabilità sia garantita e garantibile per 5 anni senza che i produttori siano colpiti da questa misura. Tale discorso è estendibile anche a quei beni per cui si richiedono i 10 anni di garanzia

Tuttavia l’ampliamento del periodo di garanzia è uno strumento efficace, ma non sufficiente, per combattere l’obsolescenza.

Parti di ricambio

La possibilità di riparare i beni acquistati è un altro degli strumenti per osteggiare l’obsolescenza programmata.

Va però definito il concetto di “ricambio”, che può essere considerato come qualsiasi parte staccabile del bene.

Tale ricambio dovrà essere disponibile per un periodo che sarà pari al tempo in cui il bene è in commercio, più 5 anni dall’uscita di produzione o dal cambio di modello.

Il costo della parte di ricambio dovrà essere proporzionale al prezzo di vendita del bene.

Il consumatore dovrà essere informato in fase di acquisto sulla possibilità di riparazione (ad esempio indicando le parti disponibili, preventivi, indirizzi dei centri assistenza).

Al fine di incentivare la formazione di attività dedicate alla manutenzione e riparazione, il produttore dovrà rendere disponibili e fruibili le informazioni per la riparazione anche utilizzando i moderni sistemi di informazione.

Onere della prova

Nel “Codice di Consumo” è previsto, in caso di vizio del bene, l’onere della prova.

Questo significa che se un guasto avviene dopo i sei mesi dall’acquisto, l’onere di dimostrare che si tratta di un guasto già presente al momento dell’acquisto ricade sul consumatore.

E’ chiaro che un periodo così breve e la difficoltà di dimostrare che il danno è riconducibile ad una errata progettazione e costruzione (o all’obsolescenza programmata) di fatto spinge il consumatore a non procedere.

Nella PdL è prevista l’eliminazione dell’onere della prova a carico del consumatore.

Verifiche e controlli

Partendo dal presupposto che i beni di consumo devono essere progettati e costruiti per durare, il legislatore deve ipotizzare tutti gli strumenti per debellare l’obsolescenza programmata. Nella PdL si indica che il Ministero dello Sviluppo Economico, attraverso i suoi organi ispettivi nonché attraverso enti od organi di certificazione e controllo specificamente autorizzati, effettui sui beni di consumo delle verifiche di funzionamento e di durata.

Nella PdL è previsto che il Ministero dello Sviluppo Economico rediga un elenco delle imprese produttrici che utilizzano tecniche o strategie industriali di obsolescenza programmata.

Formazione

La PdL indica che le regioni favoriscano e incentivino corsi per la formazione di giovani che intendano specializzarsi nella riparazione dei beni di consumo oggetto della presente.

Sanzioni

La PdL enuncia una serie di sanzioni, da 1.000 a 500.000 euro, a seconda delle inosservanze alla legge riscontrate.

Le sanzioni dovranno essere determinate tenendo in considerazione il prezzo di listino del bene, il numero di unità poste in vendita, nonché il complessivo volume d’affari del produttore.

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