Restart Party, tra moda e utilità


E’ partita da Londra una nuova moda che, come un virus, sta invadendo l’Europa e che ora è arrivata anche in Italia.
Stiamo parlando dei Restart Party: incontri pubblici in cui dei veri “aggiusta-tutto” mettono a disposizione la loro professionalità e le loro conoscenze.
Nasce così il progetto, voluto dall’italiano Ugo Vallauri e dall’americana Janet Gunder, che crea un contatto tra volontari disposti ad aggiustare oggetti vari portati da persone di ogni genere.
In queste “feste” chi non ha dimestichezza con pinze, cacciaviti, saldatori e martelli, ma ha la necessità di far eseguire semplici riparazioni e configurazioni su cellulari, computer e qualsiasi altro piccolo elettrodomestico, trova le competenze e le disponibilità necessarie per risolvere i propri problemi.

Riparare prima di riciclare: questo potrebbe essere lo slogan del progetto “Restart Party”, che ora è anche una piattaforma informatica che punta a mettere in contatto chi ha l’esigenza di aggiustare qualcosa con chi ha la disponibilità a riparare, creare gruppi di “riparatori volontari”, fornire agli utenti consulenza e suggerimenti per la riparazione fai da te.

Moda o non moda, i Restart Party sono un buono strumento contro l’obsolescenza programmata ed il consumismo illimitato, poiché permettono di dare nuova vita ad oggetti rotti o considerati superati.
La filosofia è quella corretta: pensare alla riparazione prima di passare al riciclo, evitando l’aumento dei rifiuti. Rifiuti spesso elettronici che stanno creando un problema di forte impatto ecologico ed umano in Africa, dove approdano quelli di provenienza europea.

Questo progetto però qualche critica l’ha pure ricevuta. Vengono considerati come concorrenti sleali rispetto alle poche realtà artigiane che si dedicano alla riparazione degli oggetti. Una critica sensata, che potrebbe dare vita a nuove forme di Restart Party, in cui artigiani e clienti potrebbero essere messi in contatto a particolari condizioni economiche.

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